Lunedì 8 giugno 2026, nella cornice delle Procuratie di Piazza San Marco a Venezia, si è svolto l’evento “Step by Step”, un momento di confronto dedicato ai corridoi umanitari lavorativi e ai percorsi di mobilità professionale per persone rifugiate.
L’incontro è stato ospitato da The Human Safety Net, alleato di Consorzio Communitas e promotore del progetto CARE PRO, di cui Communitas è partner, ed è stato realizzato nell’ambito di STEP – Skills, Talent and Empowerment through Pathways, progetto europeo che lavora per costruire percorsi sicuri, regolari e sostenibili di accesso al lavoro per persone con bisogno di protezione internazionale.
L’iniziativa ha visto il coinvolgimento di FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, partner di Share QSN+, insieme a Caritas Italiana, Fondazione Adecco ETS, Caritas diocesane, persone rifugiate, aziende e realtà impegnate nei percorsi di accoglienza e inclusione.
Dai corridoi umanitari ai corridoi lavorativi
Il tema al centro dell’incontro è stato quello dei corridoi umanitari lavorativi, un ambito di lavoro sempre più rilevante per chi si occupa di accoglienza, sponsorship, inclusione sociale e integrazione professionale.
I corridoi umanitari hanno rappresentato, negli ultimi anni, uno strumento fondamentale per offrire a persone in condizioni di vulnerabilità la possibilità di arrivare in Europa attraverso vie sicure e legali. Oggi, accanto a questa esperienza, si sta rafforzando la riflessione sui percorsi che mettono in relazione protezione internazionale, competenze professionali, accompagnamento comunitario e inserimento lavorativo.
Non si tratta soltanto di favorire l’ingresso in un nuovo Paese, ma di costruire le condizioni perché le persone possano trovare un ruolo attivo nelle comunità che le accolgono. Il lavoro, in questa prospettiva, diventa molto più di un’opportunità economica: è uno spazio di autonomia, riconoscimento, partecipazione e ricostruzione del proprio progetto di vita.
Un confronto tra istituzioni, terzo settore, aziende e persone rifugiate
L’evento di Venezia ha offerto uno spazio di dialogo tra soggetti diversi: organizzazioni impegnate nell’accoglienza, Caritas diocesane, imprese, enti del privato sociale, fondazioni e persone rifugiate.
La presenza delle aziende ha permesso di affrontare il tema dell’inclusione lavorativa da un punto di vista concreto: quali condizioni servono per rendere efficace l’inserimento? Quali strumenti possono aiutare le imprese a riconoscere competenze, esperienze e potenzialità? Quale accompagnamento è necessario perché l’incontro tra domanda e offerta di lavoro non si esaurisca nella fase iniziale, ma diventi un percorso duraturo?
Le testimonianze delle persone rifugiate hanno riportato al centro il significato umano di questi percorsi. Dietro ogni progetto, ogni partenariato e ogni procedura ci sono storie individuali, competenze maturate in contesti diversi, desideri di futuro e bisogno di stabilità. Il lavoro può diventare una soglia concreta di ripartenza, ma solo se inserito in un ecosistema capace di sostenere le persone prima, durante e dopo l’ingresso nel mercato del lavoro.
Il progetto STEP e la costruzione di vie sicure e regolari
L’incontro si è inserito nel quadro di STEP – Skills, Talent and Empowerment through Pathways, progetto europeo che promuove percorsi di mobilità lavorativa per persone rifugiate, con l’obiettivo di connettere competenze, opportunità professionali e canali sicuri di ingresso.
In questa prospettiva, il lavoro non viene considerato soltanto come esito finale di un percorso di integrazione, ma anche come possibile leva per costruire nuove vie complementari di accesso alla protezione. I percorsi di mobilità lavorativa, infatti, possono contribuire ad ampliare le possibilità per le persone rifugiate di raggiungere l’Europa in modo sicuro, valorizzando al tempo stesso le competenze professionali e rispondendo ai bisogni reali del mercato del lavoro.
Il coinvolgimento di soggetti come FCEI, Caritas Italiana e Fondazione Adecco ETS mostra l’importanza di un approccio multilivello: servono competenze giuridiche, capacità di accompagnamento sociale, conoscenza dei territori, dialogo con le imprese e strumenti di inclusione lavorativa.
Il contributo di Share QSN+ e il ruolo delle reti europee
L’evento è stato realizzato anche nel quadro del lavoro promosso attraverso i Seed Funds di Share QSN+, progetto europeo che mira a rafforzare i programmi di community sponsorship e i percorsi complementari per persone rifugiate.
Per Consorzio Communitas, partner di Share QSN+, questo appuntamento rappresenta un’occasione importante per collegare il lavoro sulla sponsorship comunitaria con quello sull’inclusione lavorativa. Le due dimensioni sono profondamente connesse: non esistono percorsi efficaci di accoglienza senza comunità capaci di accompagnare, ma non esistono nemmeno reali prospettive di autonomia senza accesso al lavoro, alla formazione e al riconoscimento delle competenze.
La sponsorship, in questo senso, non è solo una modalità di accoglienza, ma un’infrastruttura relazionale. Mette insieme cittadini, organizzazioni, enti locali, imprese e comunità territoriali, creando le condizioni perché l’arrivo di una persona o di una famiglia possa tradursi in un percorso concreto di inclusione.
The Human Safety Net, un alleato per percorsi di inclusione e lavoro
La sede dell’incontro ha avuto un significato particolare. The Human Safety Net, che ha ospitato l’evento nelle Procuratie di Venezia, è un alleato di Communitas e promotore del progetto CARE PRO, di cui Consorzio Communitas è partner.
CARE PRO lavora sulla formazione e sull’inserimento professionale di cittadini e cittadine extra UE nell’ambito dei servizi di cura, attraverso percorsi dedicati alla qualifica di ASA e alla riqualifica da ASA a OSS. Anche in questo caso, al centro vi è la connessione tra formazione, lavoro, inclusione e risposta a bisogni sociali concreti.
Il legame tra l’evento “Step by Step” e l’esperienza di CARE PRO evidenzia una direzione comune: costruire percorsi in cui le persone non siano considerate solo destinatarie di interventi, ma protagoniste di competenze, relazioni e contributi alla vita delle comunità.
Dal bisogno di protezione alla possibilità di contribuire
Uno degli elementi più significativi emersi dall’incontro è il cambio di prospettiva che i corridoi umanitari lavorativi possono favorire.
Spesso le persone rifugiate vengono raccontate a partire dalla vulnerabilità, dal bisogno, dalla fuga. Questi elementi sono reali e non vanno rimossi. Ma accanto a essi esistono competenze, esperienze professionali, capacità di adattamento, aspirazioni, responsabilità familiari e desiderio di partecipare attivamente alla società.
I percorsi di mobilità lavorativa permettono di tenere insieme queste dimensioni: riconoscere il bisogno di protezione e, nello stesso tempo, valorizzare il potenziale professionale e umano delle persone. Perché l’inclusione non sia solo accoglienza, ma anche possibilità di costruire autonomia.
Un lavoro che richiede alleanze
L’evento di Venezia ha confermato che nessun soggetto può affrontare da solo la complessità di questi percorsi. Servono alleanze ampie, capaci di tenere insieme organizzazioni della società civile, fondazioni, istituzioni, imprese, enti religiosi, comunità locali e reti europee.
Le Caritas diocesane, invitate all’incontro, rappresentano un presidio fondamentale nei territori: conoscono le comunità, intercettano bisogni, accompagnano le persone e possono contribuire a rendere sostenibili i percorsi di accoglienza e inserimento. Le imprese, a loro volta, sono chiamate a diventare parte attiva di un modello di inclusione che non si limita alla responsabilità sociale, ma entra nelle pratiche concrete di selezione, formazione, affiancamento e crescita professionale.
In questo spazio di collaborazione, il ruolo di realtà come Communitas è quello di contribuire alla costruzione di ponti: tra progetti europei e territori, tra accoglienza e lavoro, tra reti sociali e opportunità professionali, tra bisogni delle persone e capacità delle comunità.
Verso nuovi modelli di accoglienza e autonomia
“Step by Step” è stato un appuntamento importante perché ha messo al centro una domanda decisiva: come trasformare le vie sicure e regolari in percorsi reali di futuro?
La risposta passa dalla capacità di progettare insieme. Non basta aprire canali di ingresso se non si costruiscono condizioni di accompagnamento. Non basta individuare posti di lavoro se non si sostengono le persone e le aziende nel percorso di inserimento. Non basta parlare di integrazione se non si riconosce il ruolo delle comunità, dei territori e delle reti che rendono possibile l’autonomia.
Per Consorzio Communitas, partecipare a questo confronto significa continuare a lavorare su un’idea di inclusione che unisce protezione, comunità, formazione e lavoro. Un’inclusione che non si limita a rispondere all’emergenza, ma prova a costruire percorsi stabili, dignitosi e generativi.
Passo dopo passo, appunto.


